Archivio visivo
La memoria che si mostra.
La fotografia è il primo gesto di ascolto.
Un frammento di realtà che trattiene ciò che il tempo tende a disperdere.
Ogni immagine è un varco, una soglia che riapre la memoria industriale di Terni.

I trucioli cangianti
di colore e di forma
sono i fantasiosi sogni
del metallo ed i tuoi.

Padiglione della Società Terni, negativo su lastra gelatina-bromuro, Giugno 1925

Uscita degli operai, ottobre 1948

L’acciaieria di Terni nasce alla fine dell’Ottocento, quando la città diventa cuore metallico dell’Italia industriale. Tra forni, laminatoi e vapori incandescenti, qui si forgiano acciai speciali che attraversano un secolo di trasformazioni.

L’accaio veste d’ossigeno
e trascende
nell’arcobaleno cangiante
della luce rifratta: giallo- verde- azzurro- violetto.

Terni, stabilimento siderurgico, corona dentata in acciaio destinata al “treno corazze”, 1910

Il suo respiro ha modellato il paesaggio, il lavoro, la memoria collettiva. Ancora oggi, nelle sue strutture, il tempo conserva l’eco di quella forza originaria.

L’acciaieria non è solo un luogo di produzione: è un organismo che respira con la città. Il suo ritmo scandisce le giornate, i turni, le vite di migliaia di persone.

Società per l’industria Terni, laminatoio, 1910

I pensieri, i sudori, le voci
sono persi per sempre.

Durante i conflitti, l’acciaio di Terni diventa materiale strategico. Dopo le distruzioni, la fabbrica si rialza e contribuisce alla rinascita del Paese.

Decenni di innovazioni, crisi, rilanci: l’acciaieria cambia forma, ma non identità. Ogni trasformazione lascia un segno nel paesaggio e nella memoria collettiva.

Ogni operaio conosceva il suono del proprio reparto come una lingua madre.

Quartieri, scuole, servizi: tutto si modella attorno al ritmo dei turni. La fabbrica non è ai margini: è il centro invisibile della vita quotidiana.
Contatti:
cleliacalcatelli1@gmail.com
3917784193
Archivio visivo
La memoria che si mostra.
La fotografia è il primo gesto di ascolto.
Un frammento di realtà che trattiene ciò che il tempo tende a disperdere.
Ogni immagine è un varco, una soglia che riapre la memoria industriale di Terni.

I trucioli cangianti
di colore e di forma
sono i fantasiosi sogni
del metallo ed i tuoi.

Padiglione della Società Terni, negativo su lastra gelatina-bromuro, Giugno 1925

Uscita degli operai, ottobre 1948

L’acciaieria di Terni nasce alla fine dell’Ottocento, quando la città diventa cuore metallico dell’Italia industriale. Tra forni, laminatoi e vapori incandescenti, qui si forgiano acciai speciali che attraversano un secolo di trasformazioni.

L’accaio veste d’ossigeno
e trascende
nell’arcobaleno cangiante
della luce rifratta: giallo- verde- azzurro- violetto.

Terni, stabilimento siderurgico, corona dentata in acciaio destinata al “treno corazze”, 1910

Il suo respiro ha modellato il paesaggio, il lavoro, la memoria collettiva. Ancora oggi, nelle sue strutture, il tempo conserva l’eco di quella forza originaria.

L’acciaieria non è solo un luogo di produzione: è un organismo che respira con la città. Il suo ritmo scandisce le giornate, i turni, le vite di migliaia di persone.

Società per l’industria Terni, laminatoio, 1910

I pensieri, i sudori, le voci
sono persi per sempre.

Durante i conflitti, l’acciaio di Terni diventa materiale strategico. Dopo le distruzioni, la fabbrica si rialza e contribuisce alla rinascita del Paese.

Decenni di innovazioni, crisi, rilanci: l’acciaieria cambia forma, ma non identità. Ogni trasformazione lascia un segno nel paesaggio e nella memoria collettiva.

Ogni operaio conosceva il suono del proprio reparto come una lingua madre.

Quartieri, scuole, servizi: tutto si modella attorno al ritmo dei turni. La fabbrica non è ai margini: è il centro invisibile della vita quotidiana.
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di colore e di forma
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Padiglione della Società Terni, negativo su lastra gelatina-bromuro, Giugno 1925

Uscita degli operai, ottobre 1948

L’acciaieria di Terni nasce alla fine dell’Ottocento, quando la città diventa cuore metallico dell’Italia industriale. Tra forni, laminatoi e vapori incandescenti, qui si forgiano acciai speciali che attraversano un secolo di trasformazioni.

L’accaio veste d’ossigeno
e trascende
nell’arcobaleno cangiante
della luce rifratta: giallo- verde- azzurro- violetto.

Terni, stabilimento siderurgico, corona dentata in acciaio destinata al “treno corazze”, 1910

Il suo respiro ha modellato il paesaggio, il lavoro, la memoria collettiva. Ancora oggi, nelle sue strutture, il tempo conserva l’eco di quella forza originaria.

L’acciaieria non è solo un luogo di produzione: è un organismo che respira con la città. Il suo ritmo scandisce le giornate, i turni, le vite di migliaia di persone.

Società per l’industria Terni, laminatoio, 1910

I pensieri, i sudori, le voci
sono persi per sempre.

Durante i conflitti, l’acciaio di Terni diventa materiale strategico. Dopo le distruzioni, la fabbrica si rialza e contribuisce alla rinascita del Paese.

Decenni di innovazioni, crisi, rilanci: l’acciaieria cambia forma, ma non identità. Ogni trasformazione lascia un segno nel paesaggio e nella memoria collettiva.

Ogni operaio conosceva il suono del proprio reparto come una lingua madre.

Quartieri, scuole, servizi: tutto si modella attorno al ritmo dei turni. La fabbrica non è ai margini: è il centro invisibile della vita quotidiana.
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